venerdì 23 novembre 2018

MTB d'inverno: cosa spinge un ciclista ad affrontare il freddo.

Molte persone, gli automobilisti incalliti, quelli che se fosse possibile andrebbero dalla camera da letto in cucina in auto, rabbrividiscono solo al pensiero di dover uscire in bici col freddo d'inverno.

La frase tipica di chi non esce in bici è "ma chi te lo fa fare". Anche mia mamma me lo dice sempre. Svegliarsi alle 7.00 del mattino, di Domenica, mentre tutti dormono, dopo una settimana di intenso lavoro, è visto da molti come una forma di pazzia.


In verità, le cose "che ti fanno fare" questo rituale tutte le santissime domeniche sono diverse.

In particolare un mountain biker (colui che usa una MTB per le sue uscite) prova delle sensazioni di benessere durante le uscite tali da sovrastare le condizioni meteo.

Quali sono queste sensazioni, vediamole.

Ti alzi la mattina, a volte anche prima del solito, in casa tutto tace. Hai preparato la sera prima tutto l'occorrente. Suona la sveglia e a differenza delle giornate lavorative, ti alzi con uno scatto felino. Fai attenzione a non fare troppo rumore, per non svegliare il resto della casa (che poi alla fine qualcuno si sveglia sempre). Indossi l'intimo tecnico, la maglia, l'antivento, il tuo scalda collo preferito, i guanti, le scarpe. Prima di uscire ti guadi allo specchio (non so percchè, ma lo fanno in molti). La barretta energetica. La colazione ognuno la fa a modo suo, ognuno ha le sue credenze, le sue convinzioni. Qualcuno esce anche a digiuno. Tutto pronto, scendi le scale. La guardi, come se fosse la prima volta, è un'amore morboso. La prima cosa tocchi le ruote, perchè almeno una volta hai trovato qualche ruota a terra prima di uscire, hai la fobia. Metti il caschetto. Piede sul pedale e ti parte la domanda "ho preso tutto?".

Si parte, giunti al ritrovo. Il caffè, le battute, il solito ritardatario. Ok, si parte.

Da questo punto in poi siete in tre, il tuo corpo, la tua mente e la tua bici. La goccia che ti cola dal naso e gli occhiali appannati dal respiro. A tratti smetti di pedalare per sentire la musica degli ingranaggi del mozzo posteriore. Ascolti il brusio della natura, deserta, maestosa. Inizi a sentirti bello caldo, tonico. La mente si svuota, le fatiche della settimana scompaiono. Il traffico, l'inquinamento, il tuo capo, le tasse, quel dolore al ginocchio, come se non fossero mai esistiti. La salita che diventa metafora della tua vita. Più spingi e più ti carichi per affrontare la vita che verrà. Sono già due ore che pedali, tra sentieri, rocce, fango e ti sorprendi ogni volta di come ti senti bene. Stai per tornare a casa e pensi a quella doccia calda, meritata. Dopo la doccia riparte il conto alla rovescia per la prossima uscita, ancora sulla tua bici a sudare ed ansimare, lontano da tutti, ma così vicino a te stesso.

Antonio Pascarella

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